La rinascita giallorossa guidata da Sir Claudio, l’allenatore dal cuore romanista che ha saputo trasformare una squadra in crisi

Non si può non amare Claudio Ranieri, a prescindere dai colori. È un uomo che parla con il cuore, che guarda negli occhi e ti fa sentire parte di qualcosa di grande. Un uomo che è entrato in uno spogliatoio allo sbando e ha pronunciato poche parole giuste, riuscendo dove in tanti avevano fallito.“Voglio una squadra e un pubblico coesi. Voglio giocatori che non mollino un centimetro”, ha detto alla sua prima conferenza stampa. E tutto è cambiato. Arrivato in momento in cui tutto stata per precipitare e con la Roma a soli due punti dalla zona retrocessione e due allenatori cambiati in pochi mesi, Ranieri ha preso il timone senza fare grandi proclami o promesse impossibili. Ha parlato di impegno, di orgoglio e di amore per la maglia. E i numeri gli danno ragione: una media di 2,5 punti a partita e dieci risultati utili consecutivi, con la squadra ora a soli due punti dalla Fiorentina e a sette dalla Lazio, quinta in classifica, un ritmo da Champions League e la conquista degli ottavi di finale dell’Europa League. “Non ho tempo per fare errori, qui si comincia subito”, aveva detto il giorno del suo ritorno. Non era un proclama di battaglia, ma una dichiarazione d’intenti. Perché il tecnico romano sa che il calcio, prima di essere tattica, è psicologia. È sapere come trovare le corde giuste per parlare ai giocatori, sia ai campioni con alle spalle una lunga e gloriosa carriera da campioni del mondo come Dybala e Hummels sia ai più giovani come Pisilli o Soulé.

Ranieri ha trovato i perché dello sfascio romano e li ha smontati e rimontati in modo diverso”, ha scritto Marco Ciriello sul “Domani”, sottolineando come “i calciatori sono gli stessi, l’ambiente e la società pure, l’unica cosa che è cambiata è la lingua. E lui possiede quella per arrivare ai giovani”. Ma la verità è che Ranieri ha fatto molto di più: ha ridato un’anima a una squadra che sembrava averla persa. Ha riportato la Roma a combattere con orgoglio, a giocare con il cuore. L’allenatore giallorosso non urla, non fa scenate. Parla con calma, con la saggezza di chi ha visto tutto, ha vinto e ha perso, ma non ha mai perso la dignità. I giocatori lo rispettano perché sanno che lui è uno di loro, che ha indossato quella maglia, che sa cosa significa portarla sul petto. “È il cuore che me lo fa fare”, ha spiegato quando gli hanno chiesto perché avesse accettato di tornare in una situazione così disperata. “Quando la Roma chiama, io devo rispondere sì, sempre”. Quando si parla di Claudio Ranieri, non si può fare a meno di pensare alla sua umiltà. Non si è mai considerato un genio della tattica o un innovatore del calcio moderno. Si è sempre descritto come “un uomo semplice che ama il calcio e la vita”. Ma la sua grandezza sta proprio in questa semplicità. Ranieri incarna questa saggezza con una naturalezza disarmante. Non cerca mai scuse, non si aggrappa mai agli alibi. Affronta la realtà con la dignità di chi ha imparato a rialzarsi dopo ogni caduta.

Cresciuto a Testaccio, cuore pulsante del tifo giallorosso, Ranieri è romanista fino al midollo. Ha cominciato la sua carriera da giocatore nella squadra giallorossa e ha sempre dichiarato il suo amore per la città e per la squadra. “Io sono prima di tutto un tifoso, poi un allenatore. E i tifosi non mollano mai”, ha detto in una recente intervista. Del resto i numeri del “Sir di Testaccio” parlano da soli. Ma ciò che colpisce di più è soprattutto l’atteggiamento. Ranieri ha preso una squadra demoralizzata e l’ha trasformata in un gruppo unito e combattivo. Ha saputo gestire la rosa con intelligenza, senza mai mollare il campionato, con l’ambizione di compiere un altro miracolo sportivo, confermando quelle doti umane già mostrate in passato. Qualità di un uomo che porta con sé un bagaglio di esperienze e di valori che trascendono il calcio. Ovunque sia andato, ha lasciato un segno indelebile, come a Cagliari e soprattutto a Leicester, dove ha compiuto il miracolo più grande, trionfando in Premier League con una squadra che in passato lottava sempre per non retrocedere.

La favola di Claudio Ranieri con la Roma potrebbe presto giungere al termine. L’allenatore ha ribadito anche di recente la sua intenzione di lasciare la panchina giallorossa a fine stagione per assumere un ruolo dirigenziale. “Ho iniziato da giocatore a Roma e finirò da dirigente a casa mia”, ha dichiarato anche nei giorni scorsi con la voce rotta dall’emozione. Ma prima di concludere la sua carriera da allenatore, Ranieri ha ancora una missione da compiere: conquistare il quinto o sesto posto in campionato, posizioni che varrebbero la qualificazione all’Europa League della prossima stagione, un’impresa considerata pura fantascienza solo due mesi fa. Anche se il sogno inconfessabile sarebbe quello di vincerla quest’anno (Athletic Bilbao permettendo), strappando allo stesso tempo il biglietto d’ingresso per la Champions League e compiendo così l’ennesimo miracolo sportivo. L’ultimo fantastico capitolo della sua leggenda, proprio nella sua città dove tutto è iniziato.

Sebastiano Catte, com.unica 27 febbraio 2025

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